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Patto di Parigi

eiffel-towerIl Patto di Parigi è un'iniziativa internazionale che vede la partecipazione di 56 Stati[1]. Essa mira a combattere il traffico di oppiacei afgani, nonché il consumo ed i problemi ad esso connessi nei principali paesi interessati dalla rotta degli oppiacei dall'Asia Centrale all'Europa, in particolar modo dall'Afghanistan.

Nel corso della Conferenza Ministeriale di Parigi del 22 maggio 2003, organizzata dal Ministero degli Esteri francese, avente come tematica: "Le rotte della droga proveniente dall'Asia Centrale verso l'Europa", la comunità internazionale ha aderito al principio della responsabilità condivisa nella lotta contro il traffico di oppio e di eroina dall'Afghanistan (Dichiarazione di Parigi). Questo impegno prese il nome di Patto di Parigi (Paris Pact), con l'obiettivo rafforzare i controlli alle frontiere ed il law enforcement tra i paesi interessati da tale traffico. Una seconda Conferenza Ministeriale al riguardo, si è tenuta a Mosca il 26-28 giugno 2006 (Dichiarazione di Mosca), nella quale si sono ribadite le attività e gli impegni del Patto di Parigi.

L'UNODC fornisce sostegno all'iniziativa, attraverso un'assistenza tecnica progettuale, che facilita una periodica consultazione strategica tra i paesi partner, al fine di identificare e definire delle azioni coordinate che pongano contrastare il traffico di sostanze lungo queste rotte.

Le attività che il Patto di Parigi svolge consistono nella raccolta, analisi e diffusione di informazioni sulle rotte di traffico provenienti dall'Afghanistan; nell'identificazione dei modelli specifici, delle attività, delle eventuali lacune nell'assistenza e delle necessità relative al coordinamento nel settore; nella formulazione di strategie e di piani d'azione a livello nazionale e regionale, e nell'assegnazione di maggiori risorse finanziarie per l'azione congiunta; ed infine nella pianificazione ed applicazione coordinata dei progetti prioritari.

Le attività del Patto di Parigi vengono portate avanti da un lato attraverso l'organizzazione di tavole rotonde di esperti, che sono finalizzate a concentrare l'attenzione su Paesi chiave o su regioni che si trovano lungo le rotte del traffico; dall'altro dalle  riunioni del Gruppo Consultivo per le Politiche, composto da alti funzionari dei governi e delle organizzazioni internazionali.

Le tavole rotonde prendono in considerazione le questioni relative alla situazione dei controlli lungo le frontiere afgane, in particolar modo le competenze, la modalità e la risoluzione dei problemi legati a tali controlli.

Il Gruppo consultivo, che si riunisce annualmente, invece si occupa delle proposte fatte dalle Tavole Rotonde di esperti per determinare se l'assistenza attuale abbia una comune direzione strategica e se essa sia stata articolata; per stabilire le responsabilità dei governi interessati, e le modalità con cui appoggiarli per adempiere a tali responsabilità; ed infine per  individuare come migliorare il coordinamento tra paesi partecipanti.

 

 

[1] Afghanistan, Armenia, Azerbaigian, Georgia, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Uzbekistan, Pakistan, Russia, Tajikistan, Turkmenistan, Ucraina, Canada, U.S.A., Giappone, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Kosovo, Macedonia, Monaco, Norvegia, Serbia-Montenegro, Svizzera, Turchia, Città del Vaticano e Stati membri U.E.

Redatta dall'Unità Affari Internazionali del Dipartimento Politiche Antidroga
(08 marzo 2010)

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